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Simbario nel cinquecento: il secolo XVI si apre con il dominio Spagnolo (1503-1734) nel Mezzogiorno d’Italia esercitato dai sovrani di Spagna, che risiedevano a Madrid, tramite i Viceré.

Simbario si trova sotto il dominio della nobile e ricca famiglia Carafa di Nocera, proprietaria in Calabria di molte terre, la cui signoria termina con Emanuele Carafa, figlio del Duca di Nocera Francesco Maria, nel 1650, anno in cui lo ritroviamo devoluto alla Regia Corte.

Dal punto di vista religioso, la prima metà del ‘500 offre due eventi importanti per la storia delle Serre in genere e per quella di Simbario in particolare. Il primo evento è rappresentato dal ritorno dei Certosini (1513) all’abbazia di Santo Stefano del Bosco, dopo la lunga parentesi cistercense. Il secondo evento, legato al primo, fu la ripresa di una forte spiritualità nei luoghi che furono testimoni della vita e dell’opera di Bruno di Colonia e ad uno sviluppo grandioso della devozione popolare.

L’economia, piuttosto grama, di questo secolo come del successivo è prevalentemente basata su due principali attività, fonti di sussistenza per gli abitanti di Simbario: la coltivazione del grano ed la discreta pastorizia.

Lo storico Umberto Caldora scrive che a Simbario fioriva un’altra attività: la manifattura dell’arbascio “………nelle quali servivano soprattutto le donne, rimettendo agli uomini la sola opera alle gualchiere”.

L’arbascio o abraso era un panno grossolano, ottenuto dalla lana più rustica, ed era quasi impermeabile all’acqua; i pastori ed i contadini con l’arbascio confezionavano vestiti per tutti le stagioni, cappotti, mantelli, coperte, calze ed il caratteristici stivaletti che coprivano le gambe nude; le donne invece confezionavano gonnelle.

Non trascurabile era, in Simbario, la lavorazione delle lana, attività che teneva impegnate quasi tutte le donne. E ancora oggi in qualche casa si può trovare “lu tilaru”.

 

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Comune di Simbario

P. IVA 00339420796

Tel 096374204 - FAX 0963775683

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